GIORGIO CAPRONI – LA POESIA
gennaio 24, 2010 di RinaHUMUS di Francesco Maria Tipaldi
gennaio 23, 2010 di RinaFRANCESCO MARIA TIPALDI
HUMUS
L’arcolaio
I germogli
Euro 11,50
Poeta fuori le righe Tipaldi, tocca un tema inusuale. E lo fa con efficacia. Il suo è un urlo strozzato mentre s’elèva perché l’ineluttabile verità è lì e scricchiola ogni tentativo dell’uomo, o del poeta attraverso versi, di spiccare quel volo oltre la realtà contingente che sembra quasi piroetti per ritornare a sé. ‘I cieli non sono umani, non umana la luce ..la luce cancella’. Un muro invalicabile in fondo allo sguardo dunque, che dissolve ogni anelito di consapevolezza superiore.
Tutto ciò si snoda attraverso personaggi ordinari resi caratteristi dal poeta ‘Via dai culoni delle contadine/dove finisce l’orto.’
Nel grido sommesso di preghiera l’uomo racchiude la sua rassegnata impotenza ‘Quando il corpo che avrò abitato / sarà quello di un estraneo…vorrei almeno rivederlo in piedi /e spiegargli che poi non è stata colpa mia.’
E stupisce la viscerale attenzione alla condizione umana, in parallelo presentata attraverso ogni sorta di animale domestico e da cortile, considerando la giovane età – è del 1986 – di Francesco Maria Tipaldi.
Ma che forse sia dovuto proprio a questa il coraggio spudorato di analisi che troviamo in questo HUMUS ?
Tibaldi, in ogni caso, si rivela qui interessante autore per il sostrato che ne anima le pagine.
Rina Accardo
MARIA – di Rina Accardo
gennaio 7, 2010 di Rina
Tu che sai
intingere il cielo
di sfumature sublimi,
sembianze della tua luce.
Tu che
notte non passa
non abbracci al tuo cuore
ogni bimbo in terra.
Tu che sai
cosa significa compassione.
Tu, Madre di Dio,
abbi cura di un fiore smarrito.
Al riflesso accecante
della gelida tormenta,
rimarrà, forse, sotterrato.
Tu puoi, Madre,
alimentarlo di nuova linfa,
rinverdire i suoi colori,
diffondere attorno
il suo profumo ancora.
Rina Accardo
E TI CERCO – di Rina Accardo
gennaio 6, 2010 di RinaGUANCIALI DI TERRA di Rina Accardo – recensione di Gian Ruggero Manzoni
gennaio 4, 2010 di RinaPoesia che affonda le radici nella natìa Sicilia, è scrittura tesa come la corda di un arco, votata al verso breve, che cattura sin dalle prime pagine l’attenzione del lettore, trascinandolo in una storia incalzante che, se da un lato colpisce per la delicatezza e l’umanità del suo svolgersi, dall’altra si trasforma, nello snodarsi degli eventi, in qualcosa di magico e misterioso. Interessante è la capacità dell’Accardo di giostrarsi con naturalezza fra due mondi opposti, uno lieve, che si compone facendo richiamo alle piccole cose che arricchiscono il tessuto del quotidiano, scandito da ritmi più lenti, vicini a una pacata normalità, poi l’altro, descritto magistralmente, a tinte più forti, dove l’irrazionalità, latente o manifesta, esplode a tratti, tracciando immagini e volti dai connotati fortemente segnati, profondamente vissuti. In entrambi i casi la caratterizzazione delle presenze, mai banali, ma sempre vive nella loro marcata unicità, denota la capacità di Caterina di non esaurirne l’incanto nella pura descrizione, ma di saperne sottolineare quell’ addentrarsi nell’anima con onestà e generosità, sondandone gli aspetti più intimi, più complessi, non tralasciandone la psicologia ansiosa o commovente, nei turbamenti che infondono spessore al verso. In questo modo ci troviamo immediatamente calati nella sua vita, non solo come lettori partecipi, ma come se fossimo presenze attive, che si aggirano fra le mura della sua casa, in ascolto, toccando con le nostre mani ogni elemento, visibile o metafisico-metaforico che l’autrice fa risuonare. L’Accardo si cala, con coraggio, nel mondo dell’introspezione più ‘spietata’, non risparmiandosi, non celandosi, e questo ce la rende vicina.
Gian Ruggero Manzoni
IO MI CHIEDO CHI SONO – di Federica Bulletti
gennaio 2, 2010 di Rina
Io mi chiedo chi sono.
Chi sono io stessa, chi sono?
Nel cerchio è bellezza
fuori amarezza,
ma non mi lascerò abbattere
e vincerò,
ma non so chi sono,
chi è una persona, chi sono io?
Siamo creature di Dio.
Federica Bulletti -anni 5-
Auguri personalizzati – di Rina Accardo
gennaio 1, 2010 di Rina
* Auguro a te che da una carrozza vestita a festa scenda come da un sogno chi ti aiuterà a realizzare i tuoi desideri.
* Io a te regalo il mio cuore fanciullo …vedo già risplendere i tuoi occhi. Ecco, è questo sorriso che ti auguro, adesso, e nel tempo a venire.
* Nelle mani carezze, nel viso un sorriso. Auguri
* Possa il tuo sentimento trovare riscontro nel cuore di un angelo.
* Tu fremi di desiderio, provi una dolcezza incontenibile …voglia il Cielo che il tuo cuore si plachi.
* Vivi il tuo amore, non lasciarlo andar via …il rimpianto ti ucciderebbe.
* Sorprese ti attendono all’angolo. Apri il tuo cuore a dolci richiami.
* Nel lindore di un sogno tu mi appartenevi. Guardami, e non permetterai che mi allontani.
* Sii paziente, avrai anche tu il sorriso che meriti.
* Devi esser grato… non sottovalutare emozioni che già ti vivono dentro.
* Fìdati di una parola sussurrata, fìdati di chi non permetterebbe mai che tu possa piangere senza lacrime.
Rina Accardo
A Fabrizio Pittalis – di Antonio Fiori
dicembre 28, 2009 di Rina
FABRIZIO PITTALIS
(1980-2007)
poeta e scrittore di Porto Torres
Ci siamo conosciuti dentro un verso
sfiorandoci per caso andando a capo
- dicevi che la sillaba è un pretesto
che al poeta nulla gli è vietato.
Ed io ingenuo che insistevo
con grandi discorsi sempre intorno
al senso dell’arte che volevo.
Invece quel che resta sono i versi
- i testi consegnati alla memoria -
senza davvero esserci mai visti.
Antonio Fiori
Sassari – Porto Torres, 18 dicembre 2009
Camera Mix in Dura Jole di Fabrizio Pittalis. Lettura di Alessandro Ansuini
Dura Jole
Se in ogni modo tieni duro le parole
e dappertutto cadono i capelli
la punta della lancia te la tieni in tasca
e accechi l’angolo dell’occhio
accechi delicata la mancanza d’alleati
triangoli schiacciati senza voglia
sui tuoi cigli ( così diresti , forse in modo
involontario )strade impraticate
per sorprenderti legarti in basso
per risucchiati a strozzo dentro al tubo dello scolo
Jole – sudandoti ti chiamano le pile
i prati da lavare ad aspettar distesi
il sole lì tutte le sere tutte che s’assolve
l’orizzonte divorando e l’imbrunire pure.
Sai bene ( e ciò ti scuoce ) che si va
per tutto il mondo spettinando un po’.
Fabrizio Pittalis
LA PICCOLA STELLA – ninna nanna settecentesca
dicembre 19, 2009 di Rina
Ninna nanna settecentesca nata dalla fusione di una ninna francese e di una ninna inglese. Mozart la musicò in dodici varianti.
Luccica, luccica
la piccola stella…
come un diamante nel cielo.
(Italian, translated by Antonio Fiori)
La solitudine è sempre
accompagnata da una stella
diamante nella notte,
la quale ti dice dove andrai.
(Italian, translated by Susanna Bummel)
Il viaggiatore nel buio
ti ringrazierà per la tua minuscola scintilla.
Egli non avrebbe potuto vedere verso quale strada andare
se tu non avessi luccicato così.
(Italian, translated by Federica Bulletti)
The Star
How I wonder what you are!
Up above the world so high,
Like a diamond in the sky!
When the blazing sun is gone,
When he nothing shines upon,
Then you show your little light,
Twinkle, twinkle, all the night.
Then the traveller in the dark,
Thanks you for your tiny spark,
He could not see which way to go,
If you did not twinkle so.
In the dark blue sky you keep,
And often through my curtains peep,
For you never shut your eye,
Till the sun is in the sky.
As your bright and tiny spark,
Lights the traveller in the dark,
Though I know not what you are,
Twinkle, twinkle, little star.
(English, written by Jane Taylor)
La piccola stella
Luccica, luccica piccola stella,
Quanto mi interrogo su quel che sei!
Sopra la terra stai lassù
Come un diamante brilli nel blu!
Quando tramonta l’astro splendente
Quando il suo raggio brilla sul niente
Allor tu mostri la tua lucetta
Brilla, brilla la notte ci aspetta
L’oscuro viandante nel suo errar
Sì che ringrazia la tua lucina
Non vedrebbe dove cammina
Senza quel tuo continuo brillar.
Nel firmamento tu te ne stai,
Spii tra le tende quella sei tu
Tutta notte non dormi mai
Aspetti che il sole torni nel blu
Mentre risplendi tenera e bella
Ed illumini colui che va
Sebbene non sappia quel che sei
Luccica, luccica piccola stella.
(Italian,
loosely translated by Rina Brundu)
‘A stidduzza
Luccica, luccica, stidduzza,
Oh comu mi dumannu chiddu chi s’i!
Supra ‘a terra , s’i àuta,
Comu un diamanti riluci ‘no celu!
Quannu u suli scumpari
Quannu ‘un riluci cchiù
Allura tu fa’ vìriri antìcchia ri lussru.
Brilla, brilla, ‘a notti n’aspetta.
Chiddu ca camina au scuru
Rinĝrazzia ‘st’anticchia ri lussru,
‘Un virissi runni camina
S’un ci fussi ‘a to luci.
‘Nsèmmula a tutti l’atri stiddi tu s’i,
Talìi ‘menzu a li tendi, chidda s’i tu,
‘A notti ‘un dormi mai
Aspetti ca u suli torna ‘no celu.
Mentri bedda chiara riluci
E fa’ lussru a chiddu chi camìna,
Anchi si ‘n sacciu chiddu chi s’i,
Luccica, luccica, stidduzza.
(Sicilian, as in the hometown of Rina -
translated by Rina Accardo)
Kleiner stern
glitzere, glitzere, kleiner stern!
kenn dich zwar nicht, aber mag dich so gern!
stehst hoch oben über der welt
wie ein diamant am himmelszelt!
wenn die strahlende sonne geht
und nichts mehr in ihrem scheinen steht
dann zeigst du dein kleines licht
glitzerst die ganze nacht für mich
wer dann wandert in dunkelheit
sieht dankbar dein zartschimmerndes kleid
er könnte nicht sehn, welchen weg er geht
wenn nicht dein gliitzern am himmel steht
im blauen dunkel stehst du treu
oft blinzeltest du durch meine vorhänge scheu
denn nie fällt dein auge in tiefen schlaf
bis die sonne am himmel neu scheinen darf
du als strahlender und vornehmer schein
leuchtest dem wanderer im dunklen heim
obwohl ich nicht weiß, wer du bist so fern
glitzere, glitzere kleiner stern!
(German, translated by Susanna Bummel)










