ROSA DORATU

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S’i tuttu chiddu cu’nnàiu,
nenti rosa doratu, ssravacanźa
ru paradisu, ch’i me occhi,
u me sanĝu, u me rispiru persu,
porti a na scuntata suffirenza,
distinu trarituri, cruci lucenti
ru me ru¢i calvariu r’ogni gniornu.
S’i tuttu chiddu c’a ‘un riclamu
a’a sorti troppu ricanuscenti,
picchì si ttàiu, ti perdu;
io ti mittissi n’to anĝulu segretu
dopo quarchi ghiornu ca u to cori
avissi finutu na li me sacchètti.
Sulu finu a quannu s’i luntana,
sulu finu a quannu un ci s’i
pozzu vèniti appressu laŧrannu
com’un cani u s’o ossu
chi ci spacca i renti.
E nun ti suttirrari n’to curtili
pi ricurdàrimi ri tìa
u iornu ca mi veni fami.
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Sei tutto quello che non ho,
nulla rosa dorato, capriccio
del paradiso, che il mio sguardo,
il mio sangue, il mio respiro perduto,
riconduci alla dovuta sofferenza,
destino rinnegato, croce fulgida
del mio mite calvario quotidiano.
Sei tutto ciò che non chiedo
alla sorte troppo grata,
perché avendoti, ti perderei;
ti metterei in un cantuccio
dopo qualche giorno che il tuo cuore
fosse caduto nelle mie tasche.
Solo finché sei lontana,
solo finché non ci sei
posso inseguirti latrando
come un cane il suo osso
che gli spezzerà i denti.
E non seppellirti nel cortile
per ricordarmi di te
il giorno che avrò fame.
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Testo poetico di Francesco De Girolamo
Traduzione in siciliano di Rina Accardo
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Aprile 26, 2008 alle 3:28 pm
Sarebbe bello sentirla leggere dalla tua voce Rina. Io ho provato a leggerla ad alta voce e devo dire che nonostante il mio accento romano sono riuscita a sentirne la musicalità che, Francesco non me ne voglia, mi sembra non solo perfettamente resa ma ancora più armoniosa. Comunque complimenti vivissimi sia per questo post che per il tuo neonato blog. Un abbraccio, Lucianna
Aprile 27, 2008 alle 9:44 am
La poesia italiana delle origini era in siciliano: è bello ed elegante questo legame dei poeti contemporanei con il dialetto e con la tradizione. Nobilita il verso, lo rende illustre! De Girolamo ha passione per l’antico pure se il suo cuore palpita tra le cose di oggi! Trovo che tradurre un testo dalla lingua italiana in siciliano sia un’ operazione di fine scrittura.
Un saluto a Francesco e Rina,
Rosi Di Donato
Aprile 27, 2008 alle 12:59 pm
Un IN BOCCA AL LUPO per questa sua nuova avventura, nell’ambito della quale, con l’esperimento in Siciliano cui Francesco De Girolamo presta un suo testo, Rina Accardo recupera un po’ delle sue radici. A loro e a tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.
Aprile 27, 2008 alle 7:46 pm
Sono d’accordo con l’osservazione di Lucianna sulla capacità della traduzione di Rina Accardo di saper rendere appieno la forza espressiva dei versi di questo mio testo, conferendogli un’armonia ancora più profonda, grazie alla sua lingua “madre” tanto calda e concreta. Daltronde, ha preziose origini letterarie, molto antiche e nobili in poesia, come sottolinea Rosaria Di Donato, e come testimonia l’opera magistrale di recupero e ricerca del grande Marco Scalabrino, poeta che ci ha dato esempi di un uso raffinatissimo del Siciliano, in un lavoro di straordinaria originalità che ho avuto la fortuna e il piacere di leggere e rileggere, di recente: “TEMPU palori aschi e maravigghi”.
Voglio quindi esprimere tutta la mia gratitudine a Rina, per questa sua preziosa versione, e per la splendida occasione di proporla in uno spazio poetico tanto giovane e promettente, questo suo blog che prende a prestito il titolo da una sua serie di testi di smagliante incanto lirico.
Ringrazio, di tutto cuore, Lucianna, Rosaria e Marco Scalabrino, per il privilegio della loro attenta lettura e le loro significative e autorevoli annotazioni, nonché per i loro generosi segni di apprezzamento e di augurio.
Un saluto cordialissimo a tutti.
francesco
Aprile 28, 2008 alle 9:22 am
I testi si nutrono di ogni lingua li traduca, cambiando veste e voce patiscono e gioiscono di nuovo, in altre forme.
Le buone traduzioni sono sempre un regalo per un poeta, come sa bene Francesco.
Brava Rina
Antonio
Aprile 28, 2008 alle 10:36 am
Complimentoni e auguri a entrambi. Non è facile la poesia dialettale né tantomeno riportare in dialetto una poesia in lingua italiana. Io mastico un po’ di lingua sicula per lontane origini parentali e trovo, d’accordo con Lucianna, entrambe le versioni limpide musicali, cari saluti, Rosa
Aprile 28, 2008 alle 10:38 am
Che vuol dire il tuo commento è in coda di moderazione? Non sono mie parole, Rosa
Aprile 28, 2008 alle 11:10 am
..”mite calvario” , un ossimoro cui accosterei “pace che ribolle”: è il punto energetico e dunque iperpoetico dei confini estremi, tra luce e ombra, tra fiaba e tragedia e l’ultra-giustamente-abusato amore e morte. Come nella foto, il rosa dorato bagna una sponda di pece. Una bolgia infernale miniata tra aeree volte si smalto. E il “Regno della Poesia”, dalla Divina Commedia all’ode crepuscolare d’un adolescente improvvisata in un diario scolastico.
La viva “classicità” di Francesco è qui formulata- ripeterei-quasi “scolasticamente”.
Ma troppo stuzzicante è il tema del dialetto in poesia. Fare poesia in Italiano non è altro che portare quest’ultimo alla vitalità d’un dialetto. Il dialetto è poetico di suo e si deve difendere il dialetto e la poesia dialettale fino alla morte, è assodato. Con ciò, l’utilizzazione del “dialetto madre” (l’ Italiano)deomologandolo, stecnologgiazzandolo, stelevisionandolo, sburocratizzandolo e anche “stradizionalizzandolo” senza perderlo in vita spirito e viscere è forse adesso bisogno almeno altrettanto urgente-e forse meno scontato-della difesa della poesia in dialetto particolare.
In altro post parlo a tale proposito di “poesia d’ arte”, identificando senz’altro in Francesco un forte interprete di questa definizione, per come la intendo io.
sempre e sempre grazie, un abbraccio
paolo
Aprile 28, 2008 alle 4:38 pm
Hai pienamente ragione, Antonio. Finora era un’esperienza che avevo provato solo in traduzioni di miei versi in inglese ed in rumeno; ma non conoscevo la lingua, (poco l’inglese, per nulla il rumeno), e dovevo accontentarmi del suono. Qui riesco, in buona parte, a percepire le sfumature di senso, che il siciliano di Rina trasferisce dalla materia poetica originaria, alla sua, pur fedelissima, “reinvenzione”, e c’è, tra me che ho scritto il testo e Rina che lo ha fatto suo, tutta un’altra “sinergia”, per usare una parola abusata ma qui appropriata, un energon speculare di
immagini, ora sdoppiate, ora sovrimpresse, che suggellano intimamente le due versioni.
Grazie della tua partecipe lettura, caro Antonio.
francesco
Aprile 28, 2008 alle 4:50 pm
Grazie delle tue belle e accorte parole, Rosa, e della tua visita, per me sempre graditissima. Non preoccuparti di quell’avviso tecnico di “filtro”, che appare ad ogni invio di un commento e poi scompare. Fa parte di una sorta di “gergo telematico”, cui bisogna abituarsi.
Un caro saluto.
francesco
Aprile 28, 2008 alle 5:24 pm
Non so come ringraziarti, Paolo, della tua generosa nota, tanto accorata e sapiente. La rilevazione di un felice, emblematico ossimoro, da parte dell’autore de “Il Trivio dell’Innocenza”, è, da sola, motivo di profondo orgoglio.
E’, poi, da portare sempre con sé, a mo’ di viatico poetico, quanto scrivi di ciò che deve riacquistare la lingua in poesia, in letteratura, sia l’Italiano, che lo ottiene a volte con inesausto, ascetico artigianato, che il nobile dialetto delle nostre preziose radici. Lavoro non dissimile da quello, encomiabile, e dagli esiti folgoranti, che hai fatto tu nello splendido romanzo “Le sciamanicomiche”.
Davvero felice del tuo vigoroso sostegno, carissimo e grandissimo Paolo.
Un abbraccio.
francesco
Aprile 28, 2008 alle 9:46 pm
LUCIANNA ..partecipe anche affettuosamente, grazie per ogni tua parola.
La poesia di Francesco mi è piaciuta moltissimo sin dalla prima lettura e, a proposito di letture, ti confesso che in casa mi diverto a leggerla ad alta voce, l’uditorio sono io, ed è bellissimo ascoltarmi ..quelle parole le sento davvero profondamente e in siciliano, ti assicuro, sono incisive più che mai ..e poi mi piace parlare una lingua che mi riporta a tempi ormai lontani ..e la nostalgia fa capolino.
Il siciliano è una lingua che si impone amabilmente ..talvolta intraducibile, e una lettura riuscita, sì, potrebbe se a leggere fosse una persona di lingua madre.
Un caro abbraccio
Rina
Aprile 28, 2008 alle 10:20 pm
ROSI DI DONATO, sai apprezzare, anzi ‘caldeggi’ la traduzione, che non si può fare se non si è addentro al testo originario.
Ti ringrazio di cuore
Rina
Aprile 28, 2008 alle 10:34 pm
MARCO SCALABRINO ..intanto ‘crepi il lupo’ !
È vero quanto dici, con la traduzione nella propria lingua il recupero delle radici. Per questo mi diverto a tradurre ‘giornalmente’ per un sito. E poi mi sembra giusto, mettere in gioco quello che ci appartiene, senza isolarlo (anche se di isolana matrice..). Qualche volta si tende a proteggere -nascondendolo- quello che si ama per paura di inficiarlo; riguardo al Siciliano, tu mi insegni che non può, non deve, chi se la sente esimersi dal divulgarlo.
Un carissimo saluto
Rina
Aprile 28, 2008 alle 10:59 pm
a FRANCESCO va un GRANDE GRAZIE da parte mia per le emozioni che mi sa dare con i suoi versi, e che, nel farli rivivere in una lingua che amo, mi hanno fatto palpitare come quando li avevo letti nell’originale.
Rina
Aprile 28, 2008 alle 11:12 pm
Rimandi d’Arte, in Lingua che s’accresce nell’Altra, si accende, si placa. Un saluto a entrambi :)
Aprile 28, 2008 alle 11:40 pm
ANTONIO carissimo, grazie per il ‘brava’.. in realtà mi accorgo che una traduzione è riuscita solo se è sentita.
..e testi, che si nutrono di altra lingua, rinnovano intime sensazioni, un po’ come succede nella vita ..vestendo panni nuovi ‘patire e gioire di nuovo in altra forma’.
Grazie per la riflessione a cui mi hai portato.
Rina
Aprile 29, 2008 alle 12:38 am
Un saluto
a ROSA, che guarda con entusiasmo questa immersione in una lingua che le è quasi familiare.
-In merito ai commenti, Francesco mi ha preceduto ..succede in automatico.
a PAOLO per l’accostamento foto-testo; sono molto contenta di avere trovato un’immagine così attinente al bellissimo testo di Francesco.
Rina
Aprile 29, 2008 alle 12:51 am
Sì, ERMINIA, emozioni condivise; nell’alternarsi vivono agilmente in ogni lingua.
Un abbraccio
Rina
Aprile 29, 2008 alle 10:41 am
Grazie, Erminia, per aver saputo cogliere tanto limpidamente il comune intento che anima questa proposta di scritture poetiche in piena sintonia espressiva.
E grazie ancora, Rina, per aver dato tanto sapiente e vigoroso stimolo e controllo alla sua, per me tanto felice, realizzazione; ( oltre alla meravigliosa traduzione, da cui parte l’intero progetto ).
Un carissimo saluto a tutti gli intervenuti in questo nuovo, prezioso spazio poetico.
francesco
Settembre 8, 2009 alle 6:15 pm
un respiro che si plasma fra le profondità implacabili tremanti e sorprese delle sue labbra che maestosamente fruisce nell’aria sfiorando il vento che fra tempeste scorge l’attimo del mio volto raccolto in se..
simonetta simoncini
Settembre 8, 2009 alle 7:26 pm
Ciao, Simonetta. Grazie del passaggio.
Rina