
Non se ne può dire niente tranne che riconoscerla
Benedetto Croce
poe
Per poesia intendiamo in genere la forma espressiva che si caratterizza per sintesi, concentrazione e tendenziale compresenza di significati.
La poesia può essere – esclusivamente o parallelamente – avventura della lingua, repertazione di vita, concisa trascrizione – fedele o sublimata – di sogni, visioni, ossessioni; o di storie ed esperienze.
I suoi confini estremi sono il silenzio, da un lato, e, dall’altro, il mare aperto della narrazione, piana e fluida. Al centro, sta invece la poesia, che spesso sconfina e si fonde col silenzio; o si scioglie e dilata nel racconto.
Con vario stile (alto, medio o colloquiale), i versi possono essere brevi o brevissimi (c.d. versicoli, anche di una sola parola); o lunghi e lunghissimi (quanto una riga intera di pagina).
La poesia guarda dentro e fuori di noi, e intorno, ed oltre.
*Da:
Nel corpo della Poesia
di Giovanni Nuscis
Creatura organica e complessa, la Poesia. Dea antropomorfa o essere mortale. A volte divinizzata, a volte ignorata, sminuita. Fatta di ciò di cui si nutre e si è nutrita, nel tempo. Dunque, entità e corpo nel senso fisiologico del termine, con organi e cellule, e la sua linfa, il suo sangue. E i suoi sensi divenuti ipertrofici, nei millenni. Con la sua funzionalità, le sue patologie misteriose, gli equilibri e gli scompensi: di corpo esaltato e iperattivo, oppure stanco, appartato, appesantito, assente. Al punto che diciamo: è giusto così, lasciamola dov’è. Oppure: no, non è giusto, …svegliamola, salviamola, diamole il posto che merita…
Non sappiamo se deambula… Ha gambe e piedi per muoversi e si muove, ma restando pure lì dov’era, in origine, ad accogliere ospiti giovani e vecchi, e la discendenza infinita, fino ai nostri giorni.
Tutti siamo stati in lei: distratti, spesso, al mattino, dentro un’aula, o appassionati, la notte, da soli, in una stanza. Entrando e uscendo il tempo necessario a visitarla, giudicarla, a trarre da Lei qualcosa; o restandovi dentro per sempre, legandoci in modo indissolubile. O come cavallo acheo che, come a Troia, le si insinua dentro per combatterla, astutamente.
L’abbiamo trovata misera e sontuosa, debole e forte, solare e notturna, schietta e oscura, memorabile o appena dignitosa. Una questione soggettiva e percettiva che, vorremmo dire, non sappiamo quanto conti, in fondo…
…Ma così non è. Perché si fondono nella Poesia anche le parole e i sentimenti su la Poesia, in modo naturale e causale, a volte, o deliberato e insistito. Una comunità ampia la circonda e la pervade, allettandola o ferendola, nutrendola o coartandola: imponendole nomi e direzioni, sorrisi e musi, indifferenza; indicandole i pezzi da dismettere, di sé, da rinnegare, da sopprimere. Questa sei tu, … quest’altra, invece, non t’appartiene… Mentre altri pezzi, timidi o impazienti, attendono fuori di essere accolti, per glorificarsi, in Lei.
Molto le sfugge, e sfugge a chi le sta intorno, e dentro, e non c’è più controllo, nesso causale tra volontà ed eventi; svagata, in un angolo, non trovano risposta in Lei molte domande: per quanti anni ancora sostenere certi nomi, quale il valore, i connotati? E quanto oltre la vita dei più audaci, tra i poeti, campioni di self-marketing, può sospingersi la fama? Quando la loro caduta? Davvero cinquant’anni di silenzio, bastano, post mortem, perché cada l’oblio su i più eccellenti, tra i poeti, se non riconosciuti tali in vita?
Creatura imperscrutabile, la Poesia, non ha certezze e non ne dà. E come non è certo l’oblio, s’è già detto, parimenti, non si assicurano onori al poeta meritevole (sedicente, o reputato tale da un suo clan adorante). Galantuomo non sarà il tempo, che nulla può senza l’agire umano, ma un destino non scritto in alcun luogo, pronto a inverarsi e a capovolgersi in qualunque istante.
Solo ipotesi, dunque, nessuna garanzia. Ma con delle possibilità – mai parlare di probabilità! – che crescono o scemano a seconda dei casi. Un modo diverso per dire di credere in noi stessi, e nel nostro sforzo creativo (il termine successo non ci piace…), così come alla necessità di valorizzare al meglio il risultato ottenuto, finanche demandando ad altri questo compito. Percorso nient’affatto obbligato, comunque, puramente eventuale, quello che seguirebbe l’opera ultimata, ma che potrebbe, forse, giovarle: quanti più la conoscono, inutile dire, potranno apprezzarla dentro o fuori i confini nazionali, nell’ottica di riconoscimenti prestigiosi: il massimo, magari, in terra di Norvegia.
Ma il destino di un autore, sappiamo, va oltre l’intenzionalità delle azioni – sue e dei suoi sostenitori – preordinate a valorizzarne l’opera. La Poesia, in quanto musa, è personalità libera, incoercibile, imprevedibile; che agisce secondo una ragione e dei sentimenti, al di là delle nostre attese. La storia della letteratura lo conferma, con le cicliche rivalutazioni: pensiamo ai casi di Giorgio Caproni, Bartolo Cattafi, Umberto Saba, meno lontani, ora, dalle note cuspidi novecentesche.
Senza esaltazioni o scoramenti, non sarebbe forse meglio, allora, limitarsi a tenere viva la piccola fiamma che scalda e illumina il lavoro quotidiano, in modo autentico quanto scanzonato, che tutto mette in gioco, e in conto, compresa la marginalità, l’infinitesimalità probabile, l’incomprensione da parte della comunità letteraria? Una passione vera non deve, forse, trovare in se stessa la sua ragion d’essere, e cioè nella pratica umile (sia che si tratti di scrittura, di lettura, di studio, di traduzione), indipendentemente dalle attese e dai giudizi esterni, pur utili e incoraggianti?
[…]
* «Per gentile concessione di ItaliaLibri (www.italialibri.net)»
http://www.italialibri.net/contributi/0601-1.html
Tag: anima, avventura della lingua, canto, concentrazione di significati, creatura imperscrutabile, foto, la poesia, La poesia canto dell'anima_di Giovanni Nuscis, musa, piccola fiamma, repertazione di vita, scritture, sintesi

Giugno 18, 2008 alle 5:42 pm
Due vere e proprie ‘brevis lectio’ sulla poesia, di rara limpidezza.
Un grazie e un bravo a Giovanni
Antonio
Giugno 19, 2008 alle 9:19 pm
Considero questa pagina di Giovanni un regalo, di un candore spassionato che avvolge.
La poesia vista come avventura della lingua, repertazione di vita, sì, grande mezzo di espressione verbale e di lettura di substrati che tradotti in canto diventano vivi.
Mi piace la voglia di credere nella poesia, la considerazione della stessa (quasi umanizzata..) che traspare da queste righe ..e la sentiamo amica nella sua fatale necessità.
Stupenda, grazie, anche perché input differenti non la relegano a pura espressione restrittiva, piuttosto la inseriscono in spazi/tempi di ampio respiro.
Rina
Giugno 20, 2008 alle 10:15 am
Grazie Antonio e Rina per le vostre parole di apprezzamento.
Un affettuoso saluto ad entrambi.
Giovanni
Luglio 14, 2008 alle 7:47 am
se solo sapessimo liberarci da quest’ansia del preservare o diffondere e sapessimo solo accompagnare…un gradito contributo, grazie
ale
Luglio 14, 2008 alle 8:38 pm
Ciao, Alessandro. Tu diresti la tua in merito alla poesia? Se vuoi sarò lieta di ospitarti qui. Scrivimi.
Ne approfitto per lasciarti i miei complimenti. So che sei nella rosa dei Poeti Finalisti al Montano con “Il giardino dei pensieri recisi”.
Un caro saluto
Rina
Luglio 14, 2008 alle 8:46 pm
Complimenti a Giovanni Nuscis per essere tra i Poeti Segnalati al “Premio Montano 2008 Raccolta inedita”.
Affettuosamente
Rina