Il coraggio si prende a quattro mani,
o non si prende…
una mannaia lucida
appoggiata sul tavolo,
(la sfiori con le dita)
e forza e braccio disteso in alto
in un arco dinamico…
Ma ci vuole coraggio,
l’occhio affilato dell’insonne,
la sete di chi è arrivato in fondo.
Basterebbe un momento.
L’orecchio allenato allo schiocco
delle ossa, che non faccia effetto,
e guardare altrove
(o all’indietro, o
abbassare le palpebre
per guardarsi dentro)
e giù!
un taglio, un taglio netto.
Ma ci vuole coraggio
e non questi moncherini affettivi,
nemmeno la pupilla implorante
della vittima.
È che siamo buoni, troppo buoni.
Coltiviamo la viltà del buono
e argini troppo alti,
che non traboccano mai
la nostra infinita educazione.
Giacomo Cerrai
Tag: poesia, inedito, Il Coraggio Si Prende A Quattro Mani_di Giacomo Cerrai, guardarsi dentro, occhio, sete, orecchio, palpebre, taglio, viltà, argini

Agosto 1, 2008 alle 8:16 am
grazie per l’attenzione, Rina…questa poesia, a distanza di anni, mi lascia ancora qualche perplessità.
un caro saluto
G.
Agosto 1, 2008 alle 2:02 pm
A me piace molto, e ho già avuto occasione di esprimermi sufficientemente a riguardo.
Talvolta quello che si scrive e a cui si dà poco credito risulta essere tra i prodotti finiti che hanno più voce.
Ti rinnovo i miei complimenti, Giacomo, per un testo che scorre in un proseguo di immagini concatenate e susseguenti di caratura dove la parola, per l’appunto decisa, propone con coraggio, è il caso di dire, una realtà intima dettata da una profonda lettura introspettiva.
La grazia con cui la difficile sostanza è esposta conferma, a mio parere, la forza insita nei versi.
Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di proporla. I tuoi versi sono e saranno, se vorrai, i benvenuti qui.
Rina